Come impostare una strategia SEO efficace per una PMI

Molte PMI iniziano a occuparsi di SEO dopo una telefonata a freddo, un articolo letto di fretta o l’ennesima volta in cui un concorrente compare prima su Google. Si cambia qualche testo, si installa un plugin e si aspetta. Di solito non succede niente, perché manca il lavoro che viene prima: decidere per quali ricerche vale la pena farsi trovare, e in che ordine sistemare le cose.

Una strategia SEO efficace per una PMI parte da qui: studiare cosa cerca il tuo cliente tipo, guardare chi trova oggi al posto tuo, e lavorare prima sulle leve rapide (scheda Google, errori tecnici, pagine dei servizi), poi sui contenuti del blog. Con l’ordine giusto si ottengono risultati anche con poche risorse.

Cosa significa impostare una strategia SEO

Quando un titolare sente parlare di SEO, spesso pensa a una cosa sola: mettere le parole chiave giuste nei testi del sito. È il motivo per cui tanti siti aziendali hanno pagine scritte per un algoritmo invece che per un cliente, con testi ripetitivi che non convincono nessuno a chiamare o a compilare un modulo. Se prima vuoi un quadro generale, parti da cos’è la SEO e come funziona.

Le parole chiave contano, ma sono una parte del lavoro. Una strategia parte da una domanda più scomoda: chi sta cercando cosa, con quale intenzione, e cosa trova quando arriva sul mio sito? Dalla risposta si decide quali pagine servono, come renderle leggibili per Google e come costruire nel tempo la reputazione del sito.

Per una PMI senza un reparto marketing interno, la differenza la fa l’ordine: prima le cose che rendono di più, poi quelle che danno risultati nel tempo. Le risorse sono poche, e proprio per questo conviene sapere dove metterle per prime.

Le cinque parti di una strategia SEO per una PMI

Una strategia solida tiene insieme cinque parti. Ognuna rende di più quando ci sono anche le altre.

1. Scegliere le ricerche giuste

L’errore più frequente è scegliere le parole chiave guardando solo quante ricerche hanno al mese. Conta di più cosa vuole chi le digita. Chi cerca «prezzo» sta confrontando e decidendo, chi cerca «cos’è» vuole informarsi. Una pagina di vendita costruita su una ricerca informativa, o il contrario, raccoglie visite che non diventano clienti.

Il metodo più semplice è fare le ricerche che farebbe il tuo cliente tipo e guardare chi compare. Prendiamo un serramentista di Cremona. Se punta su «finestre in PVC» si trova contro produttori nazionali e grandi negozi online, con budget che non potrà mai pareggiare. Chi cerca «sostituzione finestre Cremona» o «serramenti su misura Cremona», invece, sta cercando proprio lui, e su quelle ricerche i concorrenti sono poche aziende della zona.

Per sapere quante persone fanno ogni ricerca serve uno strumento. Io uso SEOZoom, che per l’Italia mostra i volumi mensili, l’andamento nei mesi dell’anno e le parole chiave per cui si posizionano i concorrenti. Le alternative più diffuse sono Semrush e Ahrefs, oppure lo Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Ads, gratuito e utilizzabile anche senza campagne attive, che però dà volumi per fasce.

Con le ricerche locali c’è un limite da conoscere. In una città media molte ricerche restano sotto la soglia che questi strumenti riescono a misurare, e compaiono con volume zero anche quando qualcuno le fa. In quel caso conviene guardare le stesse ricerche su un capoluogo più grande, per vedere quali servizi interessano di più, e poi controllare in Search Console le ricerche per cui il sito compare già.

2. Contenuti che rispondono meglio degli altri

Una volta chiarito cosa cerca il cliente, la pagina deve rispondere meglio di quelle già in prima pagina. Riscrivere con altre parole quello che hanno già scritto dieci siti porta raramente risultati. Serve qualcosa che gli altri non hanno messo: un punto di vista, un caso seguito, un dettaglio operativo che conosce solo chi fa quel lavoro.

Qui una PMI parte avvantaggiata, perché conosce il proprio settore meglio di qualsiasi redattore esterno. Google, negli anni, è diventato bravo a distinguere un testo scritto per rispondere a una domanda da uno scritto solo per posizionarsi. Sono anche i contenuti con più probabilità di essere citati nelle risposte delle intelligenze artificiali, come spiego nell’articolo sulla GEO.

3. Gli errori tecnici che rovinano il posizionamento

Prima di scrivere altri contenuti, conviene controllare che Google veda quelli che ci sono già, e soltanto quelli. Velocità e resa sugli smartphone contano, ma gli errori che fanno più danni di solito sono invisibili a chi visita il sito: la pagina si apre, è curata, e intanto Google la ignora o la confonde con altre. Questi sono i più frequenti, e li ho raccolti anche nella guida sul posizionamento dei siti web.

  • Pagine importanti bloccate per errore. Un tag noindex rimasto dal periodo di sviluppo, la casella di WordPress che chiede ai motori di ricerca di non indicizzare il sito lasciata attiva, una regola del file robots.txt scritta troppo larga. Il sito è online, ma per Google una parte non esiste.
  • Pagine indicizzate che non dovrebbero esserlo. Pagine di prova, archivi di tag con un solo articolo, risultati della ricerca interna, una copia del sito in lavorazione su un sottodominio. Google le mostra sotto il tuo nome e le mette in concorrenza con le pagine che contano.
  • La stessa pagina a più indirizzi. Versioni con e senza www, in http e in https, con parametri in coda all’URL. Se il sito non indica quale sia quella principale (con un tag canonical e i redirect giusti), Google sceglie da solo, e non sempre bene.
  • Un rifacimento senza redirect. Quando il sito nuovo cambia gli indirizzi delle pagine e nessuno collega i vecchi ai nuovi, le posizioni costruite in anni si possono perdere in poche settimane, e i link ricevuti da altri siti portano a una pagina d’errore.
  • Testi che Google non legge. Se il serramentista del nostro esempio mette le schede di finestre, porte e persiane in riquadri che si caricano solo al clic su «Scopri di più», Google può non leggerle, e per il motore di ricerca il sito si riduce alla home.

Dato che non si vedono, questi errori restano lì anche per anni. Il modo più rapido per trovarli è il rapporto Pagine di Search Console, che elenca le pagine escluse dall’indice con il motivo: bloccata da robots.txt, esclusa da un tag noindex, pagina duplicata. Una ricerca su Google con site:tuosito.it mostra invece cosa c’è nell’indice, e se compaiono pagine di prova o indirizzi che non riconosci c’è da fare pulizia.

Non serve diventare esperti di codice, ma conviene ripetere il controllo ogni pochi mesi e sempre dopo un rifacimento o un cambio di plugin, insieme alle verifiche più note: immagini troppo pesanti, link interni rotti, titoli duplicati.

4. SEO locale, se lavori in una zona precisa

Per chi ha clienti in un’area definita (uno studio professionale, un negozio, un artigiano, un’azienda di servizi) la SEO locale è spesso la leva con il ritorno più rapido. La base è una scheda Google Business Profile completa, con descrizione, servizi, foto del lavoro e recensioni raccolte con costanza.

Sulle ricerche locali più specifiche la concorrenza è meno agguerrita di quanto sembri. Se gli altri serramentisti della zona hanno schede lasciate a metà, senza servizi elencati né foto dei lavori, una scheda completa e aggiornata può farsi strada nella mappa anche con meno recensioni.

Conta anche la coerenza. Se registri, directory e social riportano ancora un vecchio nome o un vecchio indirizzo, Google si fida meno della scheda. Un e-commerce che vende in tutta Italia ha invece priorità diverse, e questa parte può anche saltarla.

5. Autorevolezza, con i tempi lunghi

L’ultima parte ha l’orizzonte più lungo: farsi riconoscere come punto di riferimento nel proprio settore. Vuol dire ottenere nel tempo menzioni e link da siti rilevanti, attraverso collaborazioni, articoli su altre testate, associazioni di categoria. Nessuna scorciatoia la costruisce in una settimana, e i link comprati in blocco rischiano di fare più danni che altro. Arriva come conseguenza di buoni contenuti e di relazioni coltivate con continuità.

Quale di queste parti manca al tuo sito?

Di solito una o due frenano tutte le altre. Le individuo guardando il tuo sito e chi compare oggi al posto tuo.

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Gli errori più comuni delle PMI con la SEO

Lavorando con piccole e medie imprese, alcuni errori tornano con regolarità.

  • Aspettarsi risultati in poche settimane. La SEO costruisce posizioni nel tempo, a differenza della pubblicità a pagamento che risponde subito. Chi garantisce risultati in 30 giorni sta vendendo un’illusione.
  • Copiare i contenuti dei concorrenti. Guardare cosa fanno gli altri aiuta a conoscere il mercato, ma riscrivere le stesse cose con altre parole ti rende indistinguibile, per chi cerca e per Google.
  • Rifare il sito pensando solo alla grafica. Un sito nuovo può essere più bello del vecchio e, allo stesso tempo, meno leggibile per Google, o perdere le posizioni del vecchio se gli indirizzi cambiano senza redirect. Prima di metterlo online conviene controllare quali pagine vede davvero.
  • Dimenticare le pagine già pubblicate. Un contenuto che funzionava due anni fa può aver perso precisione o posizioni. Aggiornarlo può rendere più che scriverne uno nuovo da zero.

Da dove iniziare con la SEO quando il budget è limitato

Con poche risorse non si può lavorare su tutto insieme, e non serve. Conta l’ordine: prima quello che si sistema in fretta e sblocca il resto, poi quello che richiede tempo. È la sequenza che seguo anche quando preparo una proposta per un cliente.

Prima di tutto, fissa il punto di partenza

Collega Search Console e Google Analytics, se non l’hai già fatto, e annota da dove parti: per quante ricerche compare il sito, quante visite arrivano da Google, quanti contatti. Bastano pochi numeri, ma senza di loro fra sei mesi non saprai dire se il lavoro ha funzionato. Poi fai le ricerche che farebbe un tuo cliente e guarda chi compare al posto tuo.

Poi le leve rapide

Se hai clienti in zona, la scheda Google è il lavoro con i tempi più brevi: completata bene, può portare i primi contatti già nel breve periodo.

Nello stesso momento vanno corretti gli errori tecnici gravi. Sbloccare una pagina esclusa per errore o togliere dall’indice le pagine di prova richiede poco tempo, e a volte vale più di mesi di articoli, perché libera il lavoro che il sito aveva già fatto. Qui rientrano anche i dati aziendali non allineati tra sito, scheda e directory.

Una pagina per ogni servizio, prima del blog

Vengono poi le pagine che dovrebbero portarti clienti. Ogni servizio merita una pagina sua, con un testo completo: una pagina unica che elenca tutto difficilmente si posiziona per ricerche diverse tra loro. Per il serramentista vuol dire una pagina per le finestre, una per le porte blindate e una per le persiane, invece di un’unica pagina «Prodotti». Se lavori in una zona precisa, una pagina dedicata alla tua città aiuta chi cerca lì a trovarti.

Gli articoli, con un ritmo sostenibile

Gli articoli servono a farsi trovare su domande nuove e a rafforzare le pagine dei servizi, a cui vanno collegati. Per il serramentista possono essere «quanto costa sostituire le finestre di casa» o «meglio il PVC o il legno-alluminio», domande che i clienti fanno prima di chiedere un preventivo. Pochi articoli pubblicati con costanza valgono più di dieci scritti in una settimana e poi abbandonati. Se il budget non basta, questa parte può aspettare: meglio partire con pagine dei servizi solide.

Sui tempi conviene essere realistici. La scheda Google risponde in fretta, mentre il sito ha bisogno in genere di tre-sei mesi perché Google indicizzi le pagine nuove e cominci a fidarsi. Nei report vedrai crescere prima le apparizioni nei risultati, poi le visite, e solo dopo i contatti. È normale, e giudicare il lavoro dopo sei settimane porta quasi sempre a fermarsi troppo presto. Per questo, quando imposto un lavoro continuativo, ragiono su almeno nove mesi, con una verifica insieme verso il sesto. Come si svolgono e quanto costano lo spiego nell’articolo su quanto costa una consulenza SEO.

Ogni PMI parte da un punto diverso

Quello che hai letto vale in generale, ma settore, concorrenza, budget e sito di partenza cambiano l’ordine delle cose da fare. Per un’azienda il primo problema è una scheda Google vuota, per un’altra un sito che Google non riesce a leggere. Se vuoi farti prima un’idea di cosa costa un percorso completo, trovi i dettagli in quanto costa una consulenza SEO.

Come lavoro, cosa comprende il servizio e le domande più frequenti sono raccolti nella pagina sulla consulenza SEO.

Per sapere da dove partire nel tuo caso, il primo passo è una consulenza iniziale di un’ora. Prima della call guardo il tuo sito e come ti trovano oggi; durante l’ora ti racconto cosa ho visto e fissiamo insieme le priorità. Costa tra 100 e 150 €, e ne esci con un ordine chiaro su cosa sistemare prima, anche se poi deciderai di proseguire da solo.

Immagine di Davide Bottino

Davide Bottino

Consulente di web marketing e automazioni AI a Pescara. Lavoro sul web dal 2001: prima da freelance, poi in agenzia come commerciale, account, marketing e project manager, e per anni in un incubatore e acceleratore di startup, dove ho seguito più di 30 progetti e insegnato web marketing in aula. Dal 2019 guido The Haiku Way, digital agency inglese, e in Italia lavoro come consulente per PMI, professionisti e studi medici. Scrivo haiku da oltre vent'anni.
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