GEO: cos’è e perché per me resta SEO

Da qualche mese sento parlare sempre più spesso di GEO, Generative Engine Optimization: l’idea che serva una disciplina nuova per comparire nelle risposte di ChatGPT, Perplexity o dell’AI Overview di Google, invece che nei classici dieci risultati di ricerca. Tra i clienti che seguo la domanda arriva sempre più spesso, quindi vale la pena spiegare cosa c’è dietro la sigla: molto meno di quanto si legga in giro.

Cosa si intende con GEO

I motori di ricerca generativi (ChatGPT, Perplexity, Copilot, l’AI Overview che Google mostra sopra i risultati classici) non restituiscono un elenco di link: leggono più fonti, le sintetizzano e scrivono una risposta diretta, a volte citando due o tre siti, a volte nessuno. GEO è il nome che il marketing ha dato al lavoro di farsi scegliere come fonte in quella sintesi, invece che comparire in decima posizione in una pagina che ormai quasi nessuno scorre fino in fondo.

Fin qui la definizione è corretta. Il problema comincia quando questa attività viene venduta come un mestiere a sé, separato dalla SEO, con listini e consulenze dedicate.

Perché non è un mestiere nuovo

Un modello linguistico sceglie le fonti da citare più o meno con gli stessi criteri con cui Google sceglie cosa mettere in prima pagina: contenuto chiaro e ben strutturato, autorevolezza (chi scrive, cosa sa fare, chi lo cita altrove), un sito solido dal punto di vista tecnico e veloce. Non è un caso: gli stessi modelli che generano le risposte sono addestrati, tra le altre cose, sugli stessi segnali che Google usa per il posizionamento da vent’anni. Ottimizzare per uno e trascurare l’altro oggi ha poco senso: un articolo scritto bene per posizionarsi su Google ha quasi sempre buone probabilità di essere citato anche da un’AI, perché parte dagli stessi fondamentali.

Cosa cambia sul piano pratico

Alcuni dettagli tattici meritano attenzione, e su questi lavoro quando scrivo o rivedo un contenuto:

  • Risposta diretta nelle prime righe: un modello estrae più facilmente un paragrafo che risponde subito alla domanda, senza premesse lunghe prima del punto.
  • Dati strutturati curati: schema FAQPage, HowTo, Article aiutano un motore classico a capire la pagina, e allo stesso modo aiutano un’AI a isolare la risposta giusta da citare.
  • Contenuto facile da estrarre: paragrafi brevi, elenchi puntati, sottotitoli chiari. Un testo scritto a blocco unico è più difficile da sintetizzare bene, per una macchina come per un lettore umano.
  • Segnali di autorevolezza diffusi: essere citati, nominati o recensiti su altri siti (non solo linkati) conta di più, perché un’AI incrocia più fonti per capire chi è affidabile su un argomento, non si limita a contare i backlink.

Cosa non cambia

Tutto il resto della SEO resta lì dov’era, ed è la base senza cui nessun accorgimento pensato per l’AI serve a molto: velocità del sito, buona resa su smartphone, contenuto scritto da chi l’argomento lo conosce per esperienza diretta, struttura a silo tra le pagine, autorità del dominio costruita nel tempo.

Un sito lento, con contenuti superficiali o copiati, non viene premiato da un’AI solo perché ha aggiunto uno schema FAQ in più: il modello legge la sostanza tanto quanto Google la legge da anni.

Come capire se sta funzionando

Non esiste ancora uno strumento equivalente a Search Console dedicato alle citazioni nelle risposte AI, ma qualche controllo utile c’è già: fare direttamente a ChatGPT o Perplexity una domanda del tuo settore e vedere se il tuo sito compare tra le fonti; controllare in Search Console la sezione “Prestazioni” filtrata per query informative, per capire se il traffico organico su quelle pagine sta calando (segno che l’AI Overview sta rispondendo prima del clic); monitorare le menzioni del tuo brand su altri siti, perché è uno dei segnali che un’AI usa per decidere se citarti. Nessuno di questi dà un numero preciso e comparabile su larga scala, per ora: è un controllo qualitativo, lontano dalla precisione di una metrica su cui costruire un report mensile.

Un esempio pratico

Prendi un articolo che spiega come richiedere un rimborso IVA per un libero professionista. Il vecchio obiettivo SEO era arrivare in prima pagina su Google per quella query. Oggi si aggiunge un secondo obiettivo: se qualcuno chiede la stessa cosa a ChatGPT, il modello trova in quell’articolo una risposta chiara da poter citare o riassumere. Le due cose si ottengono quasi sempre con lo stesso lavoro: un titolo che rispecchia la domanda reale di chi cerca, un primo paragrafo che risponde subito, una struttura a sottotitoli che segue il ragionamento di chi legge, fonti e dati verificabili. Non serve riscrivere lo stesso articolo due volte con due strategie diverse.

Chi dovrebbe occuparsene per primo

Non tutti i settori sono toccati allo stesso modo. Chi vende un prodotto o un servizio con un percorso d’acquisto lungo, fatto di domande e confronti (assicurazioni, software B2B, consulenza professionale, salute) vede già oggi una parte del traffico informativo assorbita dalle risposte sintetiche di un’AI, prima ancora che l’utente clicchi su un sito. Chi vende invece qualcosa di locale o comprato d’impulso (un ristorante, un negozio, un artigiano) resta più legato ai canali classici: mappa, recensioni, prenotazione diretta. In entrambi i casi la base tecnica e di contenuto è la stessa: cambia solo quanto pesa, oggi, l’una o l’altra parte del lavoro.

Il rischio del marketing sulla sigla

Il problema, per come la vedo, non è la tecnica ma la vendita: una sigla nuova appiccicata su un lavoro che un consulente SEO serio fa già, usata per giustificare un listino a parte. Basta cercare «consulenza GEO» per trovare agenzie che propongono audit e pacchetti dedicati, spesso a un prezzo più alto di un normale intervento SEO, per un lavoro che nella pratica si sovrappone quasi del tutto a quello offerto da un buon consulente SEO.

Se gestisci un sito e ti hanno proposto un audit GEO separato, la domanda giusta da fare prima di pagarlo è semplice: cosa fa in più rispetto a un audit SEO fatto bene? Se la risposta è vaga, probabilmente stai pagando due volte la stessa cosa.

Come lo tratto io

Quando scrivo o ristrutturo un contenuto per un cliente, lo ottimizzo perché funzioni sia su Google sia nelle risposte di un’AI, perché oggi le due cose convivono nello stesso risultato di ricerca e rispondono agli stessi segnali. Il lavoro sul GEO resta una voce in più del lavoro SEO che faccio già, integrata nello stesso processo.

Se vuoi capire se i tuoi contenuti sono già pronti per essere letti bene sia da Google sia da un’AI, o cosa cambierebbe con qualche intervento mirato, possiamo parlarne in una consulenza: partiamo da un’analisi orientativa, poi decidiamo insieme se e come intervenire.

Immagine di Davide Bottino

Davide Bottino

Lavoro nel digital marketing da 25 anni, ho iniziato nel 2001 come copywriter e webmaster, allora si chiamava così chi "faceva i siti". Ho ricoperto con successo ruoli come sales manager, account manager e project manager in diverse agenzie, ho contribuito alla creazione e lancio di decine di startup in un incubatore (utilizzando tecnologie come blockchain e intelligenza artificiale ben prima che fossero mainstream) e ho insegnato Web Marketing in aula. Oggi guido una mia agenzia digitale e lavoro da remoto in tutto il mondo, con base tra Pescara e Londra. Sono anche redattore di Zzap!, la storica rivista italiana del retrocomputing, e mi diletto nel creare videogame per C64, MSX e Amiga: macchine dove ogni byte contava, e dove bisognava conoscere bene i limiti dell'hardware prima di aggirarli. Lo stesso approccio diretto, essenziale ed efficace lo porto in ogni consulenza, senza fronzoli.

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