Prompt AI efficaci per il lavoro: come scriverli per ChatGPT e Claude, con esempi

Un prompt AI efficace dà all’intelligenza artificiale le stesse informazioni che daresti a un collaboratore a cui deleghi un lavoro: chi sei e per chi scrivi, cosa vuoi ottenere, in che formato, con quali vincoli. Con queste quattro cose, ChatGPT o Claude restituiscono un testo quasi pronto invece di una risposta generica da riscrivere. Non servono competenze tecniche: bastano tre o quattro righe scritte di getto.

Perché la maggior parte delle persone scrive prompt che non funzionano

Claude e ChatGPT, nelle versioni recenti, sono entrambi perfettamente in grado di gestire compiti di scrittura, sintesi e analisi per l’ufficio: il problema più comune è che si tende a trattare l’intelligenza artificiale come un motore di ricerca, scrivendo una richiesta breve e generica nella speranza che il sistema “indovini” da solo cosa serve.

Un prompt come “scrivimi una risposta a questo cliente” o “riassumi questo documento” funziona in modo simile a chiedere a un collaboratore nuovo, che non conosce né te né il contesto, di fare qualcosa senza dargli nessuna indicazione. Il risultato che ottieni è statisticamente plausibile (cioè assomiglia a quello che potrebbe volere una persona media in una situazione media), ma quasi mai è quello che vuoi tu, in quella situazione specifica, per quel destinatario specifico.

Per risolverlo non servono tecniche complesse di prompt engineering. Basta un’abitudine: dare all’AI le stesse informazioni che daresti a una persona a cui deleghi il compito, in un ordine prevedibile e ripetibile.

Come scrivere un prompt AI: contesto, compito, formato, esempio

Il framework più utile per chi lavora in ufficio si riduce a quattro blocchi, sempre nello stesso ordine. Questi quattro blocchi non vanno imparati a memoria come una formula: quello che conta è che, se manca uno di essi, il risultato sarà quasi sempre da correggere a mano.

  • Contesto: chi sei, in che situazione ti trovi, chi è il destinatario o a cosa serve il testo. Senza questo, l’AI non sa se stai scrivendo a un cliente arrabbiato o a un collega, se il documento è per un avvocato o per un imprenditore senza background tecnico.
  • Compito: cosa vuoi ottenere, in modo specifico. Non “scrivi un’email” ma “scrivi una risposta che rifiuti la richiesta di sconto ma lasci la porta aperta a un futuro rinnovo”.
  • Formato: come deve essere strutturato il risultato, cioè lunghezza, tono, se vuoi un elenco puntato o un testo continuo, se serve un’intestazione, se deve essere pronto da incollare o solo una bozza da rivedere.
  • Esempio (o vincolo): qualcosa che aiuti l’AI a calibrarsi, come un esempio di tono che ti piace, un dato da non includere, un limite di parole, un elemento da citare per forza.

Nella pratica, questi quattro blocchi possono stare in tre o quattro righe scritte di getto, senza formalismi. Conta che le informazioni ci siano tutte prima di premere invio, invece di scoprirle dopo, correggendo una risposta sbagliata.

Esempi pratici: prima e dopo

Rispondere a un’email difficile

Prima (prompt vago): “Scrivi una risposta educata a questo cliente che si lamenta del ritardo nella consegna.”

Con un prompt così, l’AI produce un’email di scuse generica, probabilmente troppo formale o troppo arrendevole, che non tiene conto di eventuali responsabilità o di cosa puoi effettivamente offrire.

Dopo (prompt con contesto, compito, formato, vincolo): “Sono il titolare di uno studio di consulenza. Un cliente si lamenta perché la consegna del lavoro è arrivata con 5 giorni di ritardo rispetto all’accordo. Il ritardo è dovuto in parte a un cambio di specifiche chiesto da lui stesso a metà lavoro, in parte a un nostro rallentamento interno. Scrivimi una risposta che riconosca la nostra parte di responsabilità senza scaricare tutta la colpa su di lui, mantenga un tono professionale ma non remissivo, e proponga uno sconto del 10% sulla prossima fattura come gesto di buona volontà. Lunghezza: massimo 120 parole, pronta da incollare in un’email, senza intestazione formale tipo ‘Gentile Cliente’.”

La seconda versione produce un testo che puoi mandare quasi senza modifiche, perché l’AI conosce il contesto, il compito specifico, il tono richiesto e i limiti di lunghezza.

Riassumere un documento lungo

Prima: “Riassumi questo contratto.”

Un riassunto generico su un documento lungo tende a distribuire l’attenzione in modo uniforme su tutte le sezioni, incluse quelle standard e irrilevanti, e a diluire proprio i punti che contano di più: penali, scadenze, clausole di recesso.

Dopo: “Sei un assistente che aiuta un commercialista a valutare rapidamente un contratto di fornitura prima di firmarlo. Leggi il documento allegato ed evidenzia solo: durata e modalità di rinnovo, penali in caso di recesso anticipato, condizioni di pagamento, eventuali clausole insolite rispetto alla prassi standard di questo tipo di contratti. Presenta il risultato come elenco puntato, una riga per ciascun punto, senza premessa introduttiva. Se una delle quattro voci non è presente nel documento, scrivilo esplicitamente invece di ometterla.”

Qui il “compito” è indicare esattamente cosa cercare invece di un generico “riassumere”: è proprio questa precisione a trasformare un output superficiale in uno strumento di lavoro utilizzabile.

Preparare la bozza di un report e le domande per un cliente

Prima: “Fammi un report sui risultati del mese.”

Senza sapere per chi è il report, che dati hai a disposizione e in che formato deve arrivare, l’AI inventa una struttura standard che quasi certamente non corrisponde a quella che usi in ufficio.

Dopo: “Devo preparare un report mensile per un cliente PMI che non ha competenze tecniche di marketing. Ti incollo i dati grezzi (traffico sito, contatti da form, spesa pubblicitaria). Struttura il report in quattro sezioni: cosa è successo, perché (in linguaggio semplice, senza gergo tecnico), cosa faremo il mese prossimo, un’azione che chiediamo al cliente. Massimo mezza pagina per sezione, tono diretto, niente slide, testo continuo pronto per essere incollato in un documento Word.”

Lo stesso principio vale per preparare le domande da fare a un cliente prima di un incontro: invece di “dammi delle domande da fare a un cliente”, è molto più efficace scrivere “sto per incontrare un potenziale cliente, un ristorante che vuole aumentare le prenotazioni online e non ha mai fatto pubblicità digitale prima; preparami 8 domande, ordinate dalla più generale alla più operativa, che mi aiutino a conoscere budget disponibile, obiettivi reali e cosa ha già provato in passato, evitando domande a cui potrebbe rispondere con un semplice sì o no.”

Usi l’AI per gli stessi compiti ogni settimana?

A quel punto conviene collegarla ai programmi che usi già, così il lavoro parte da solo. È il tipo di automazione che imposto per studi e piccole imprese.

Parliamone

Gli errori più comuni da evitare

  • Prompt troppo vaghi. Richieste come “miglioralo”, “rendilo più professionale” o “scrivi qualcosa di efficace” lasciano all’AI la decisione su cosa significhi “migliore”: la sua idea di cosa sia meglio raramente coincide con la tua senza altre indicazioni.
  • Non dare contesto, dando per scontato che l’AI “sappia già”. A differenza di un collega che lavora con te da anni, l’AI non sa chi sei né per chi scrivi, salvo che tu non abbia impostato memoria o istruzioni personalizzate, o gliel’abbia già detto nella stessa conversazione. Se non spieghi chi sei, per chi scrivi e in che situazione, ottieni un testo scritto per un destinatario immaginario.
  • Aspettarsi che l’AI “indovini” cosa ti serve. Se hai in mente un vincolo (un dato da non citare, un tono da evitare, una lunghezza precisa) va scritto esplicitamente. L’AI non legge nella mente, restituisce quello che le hai effettivamente comunicato.
  • Non specificare il formato di output. Chiedere un contenuto senza dire se ti serve un elenco, un testo continuo, una tabella o poche righe porta quasi sempre a un formato che poi devi riadattare a mano, e il tempo risparmiato si riduce.
  • Accontentarsi della prima risposta. Un prompt ben scritto riduce di molto la necessità di correzioni, ma il dialogo resta utile: se il risultato è vicino ma non perfetto, è più efficiente correggerlo con un’indicazione puntuale (“accorcia la seconda parte”, “usa un tono meno formale”) che riscrivere tutto da capo con un nuovo prompt.

Questo metodo funziona bene per compiti di scrittura, sintesi e prima bozza (email, riassunti, report, domande di scoperta). Per attività ricorrenti che si ripetono ogni settimana (per esempio smistare sempre le stesse tipologie di richieste, o preparare sempre lo stesso tipo di report a partire dagli stessi dati), il passo successivo naturale è automatizzare il collegamento tra l’AI e gli strumenti che già usi in ufficio (email, fogli di calcolo, gestionale), più che scrivere un prompt migliore ogni volta: così il prompt “buono” lo si scrive una volta sola.

Salvare i prompt che funzionano

Un prompt che funziona si scrive una volta e si riusa. Claude permette di creare Progetti con istruzioni fisse, che valgono per ogni conversazione al loro interno; ChatGPT offre Progetti, istruzioni personalizzate e GPT personalizzati. Per un team piccolo basta anche un documento condiviso con i prompt migliori, uno per ogni compito ricorrente. Un esempio pronto da copiare è il prompt per il verbale di riunione.

Prima di incollare contratti, email di clienti o dati personali, controlla le impostazioni sull’uso dei dati del servizio che usi, o valuta un piano aziendale: sono le stesse attenzioni che valgono per qualsiasi fornitore esterno che tratta informazioni dei tuoi clienti.

Come applicarlo al tuo lavoro

Il metodo vale per la maggior parte dei compiti d’ufficio, ma ogni professione ha vincoli diversi: uno studio legale ha esigenze di riservatezza e precisione diverse da quelle di un negozio che risponde alle recensioni. Se vuoi scoprire dove Claude o ChatGPT possono farti risparmiare tempo nel tuo lavoro, quali dati puoi condividere e quali compiti conviene automatizzare, scrivimi e ne parliamo.

Immagine di Davide Bottino

Davide Bottino

Consulente di web marketing e automazioni AI a Pescara. Lavoro sul web dal 2001: prima da freelance, poi in agenzia come commerciale, account, marketing e project manager, e per anni in un incubatore e acceleratore di startup, dove ho seguito più di 30 progetti e insegnato web marketing in aula. Dal 2019 guido The Haiku Way, digital agency inglese, e in Italia lavoro come consulente per PMI, professionisti e studi medici. Scrivo haiku da oltre vent'anni.
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